lunedì 15 gennaio 2018

Desmosedici GP18: un piccolo passo per la Ducati...

...un grande passo per la MotoGP. Questa moto ha il compito di battere Honda e Yamaha a distanza di oltre 10 anni dalla vittoria di Casey Stoner. E non si tratta di una missione impossibile

Cosa resta di questa presentazione, del momento in cui la Desmosedici GP18 si è mostrata al pubblico dell'Auditorium di Bologna? Da ducatisti, siamo certi che se prima c'era qualche dubbio, qualche piccola preoccupazione per la tanto sbandierata rottura con Dovizioso, adesso sembra che l'allarme sia del tutto rientrato e che anzi ci sia una grande voglia di rivincita da parte di tutto e tutti.

Una rivincita invocata da Gigi Dall'Igna, che a dispetto delle belle dichiarazioni di sport, è un tipetto che digerisce malissimo le sconfitte e che sa di essere in Ducati per uno scopo preciso: vincere. L'ingegnere che ha letteralmente preso per mano il reparto corse di Borgo Panigale e lo sta traghettando verso una vera e propria era 2.0 non vuole accontentarsi di una sconfitta con l'onore delle armi. Non vuole accontentarsi di ricevere i complimenti di Honda e Yamaha per il bel lavoro svolto. Lui vuole batterli tutti e per farlo si è preso il rischio di stravolgere una moto che nel 2017 ha conquistato 6 vittorie. Ma le 6 vittorie non sono bastate per battere tutti, quindi cambiare ancora era necessario per raggiungere un obiettivo che diventa ogni anno sempre di più una magnifica ossessione: batterli tutti.

Una rivincita desiderata con tutte le sue forze da Andrea Dovizioso, il protagonista assoluto del 2017 targato Ducati, l'uomo che ha saputo reinventarsi leader quando sembrava destinato al ruolo di gregario. La stagione perfetta non gli ha regalato il titolo, tanto a lungo agognato e desiderato. E lui adesso parte con una consapevolezza maggiore, e lo fa dopo aver sottolineato che chi ha parlato di difficoltà con Ducati ha solo messo in fila una serie di fantasiose fandonie: Desmodovi è un uomo Ducati, e vuole probabilmente restare tale a lungo, con buona pace di chi lo vede già in sella ad una M1 o a qualche altra moto. In questo momento, Dovizioso queste moto vuole solo batterle e vuole farlo restando in sella alla Desmosedici GP18, una moto che deve tantissimo del suo DNA proprio al pilota di Forlì.


Una rivincita necessaria per Jorge Lorenzo, che ha concluso il 2017 nel modo in cui l'avrebbe desiderato cominciare. Lo spagnolo è troppo abituato a lottare per la vittoria per considerare "buona" una stagione conclusa con qualche podio e la soddisfazione di aver condotto in testa qualche gara. Da lui si aspettano tutti di più, ed il primo a farlo è proprio lui, ovvero la persona più esigente di tutte. Perchè Jorge Lorenzo è il primo severissimo giudice di se stesso, è il primo ad essere consapevole che in Ducati debba fare di più. Non è più tempo di crescere, non è più tempo per imparare. Ora tocca vincere, senza se e senza ma. Vincere e basta, per dimostrare a tutti che Jorge Lorenzo, è in grado di farlo anche su una moto diversa dalla Yamaha M1.


Una rivincita per tutti noi, disperatamente tifosi della Ducati. Oggi si è condensata tutta l'adrenalina, la passione, la voglia che abbiamo tenuto dentro di noi a partire da quel maledetto giorno a Valencia. Certo, il mondiale non l'abbiamo perso in Spagna, ma è proprio in quel momento che si è concentrata e poi dispersa tutta la speranza accumulata durante la stagione. Siamo tutti pronti a raccogliere di nuovo la sfida, siamo pronti a perdere di nuovo e abbiamo speranza di poter vincere. Non ci spaventa la possibilità di essere delusi, quanto piuttosto ci entusiasma l'idea di poter passare un'altra lunga stagione a tifare per le Rosse di Borgo Panigale, ad emozionarci per un sorpasso, una sportellata. Ascolteremo le interviste, cercheremo di capire le emozioni dei piloti, di interpretare tempi, passi gara, scelte di gomme. E soprattutto, saremo lì ad urlare a squarciagola: "FORZA DUCATI!!!".

Presentazione in Live Streaming della Ducati GP18, l'arma di Dovizioso e Lorenzo


Ecco il video live della presentazione della Ducati GP18 che potrebbe consentire ad Andrea Dovizioso e Jorge Lorenzo di riportare il titolo a Borgo Panigale

Ci siamo, ormai è un countdown degno dei migliori lanci NASA. La presentazione della Ducati Desmosedici GP18 sta per andare in onda, ed anche noi la trasmetteremo in diretta Streaming. Questa che si appresta a vivere sarà senza dubbio una stagione intensa per Ducati, che deve mettere completamente a frutto tutta l'esperienza maturata nella scorsa stagione e sferrare un attacco deciso al titolo. La speranza, è che questo attacco sia composto sin dall'inizio della stagione da due punte, potendo contare sia su un Andrea Dovizioso in forma stellare che su un Jorge Lorenzo finalmente completamente a proprio agio sulla moto italiana.

Secondo le indiscrezioni della vigilia, questa GP18 è stata pensata per correggere un aspetto in particolare della Desmosedici che ne ha sempre tarpato le ali nelle proprie ambizioni iridate, ovvero la cronica mancanza di velocità a centro curva. Il problema potrebbe essere stato risolto da Ducati grazie ad un nuovo telaio, caratterizzato da quote molto diverse. Oggi accontentiamoci di vedere la nuova livrea della Rossa, per sapere quanto va forte dovremo aspettare i primi test di Sepang e dalle prime sensazioni di Stoner e Pirro, designati per portare al debutto in pista l'arma per il 2018 in MotoGP.

domenica 14 gennaio 2018

Un altro italiano in Ducati nel 2019? Bagnaia potrebbe essere già in Pramac

Francesco Bagnaia è sul punto di firmare un accordo con Ducati per correre con Pramac nel 2019 da pilota di Borgo Panigale

Paolo Ciabatti aveva dichiarato qualche giorno fa che i giovani nel mirino di Ducati per il futuro sono Francesco Bagnaia e Joan Mir, e la notizia di oggi è che proprio l'italiano avrebbe già ricevuto una offerta formale da parte di Borgo Panigale. Pecco Bagnaia si è reso protagonista nel 2017 di una stagione incredibile al debutto nella difficilissima Moto2, una classe che premia moltissimo l'esperienza. Il rider ha conquistato il quarto posto nella classifica generale, oltre a prendersi il meritato titolo di "Rookie of the year". 

Bagnaia ha già avuto nel 2016 un primo assaggio di Desmosedici, quando il Team Aspar gli fece provare la moto a Valencia come premio per le due vittorie in stagione, quando all'epoca correva ancora in Moto3. Il debutto e la grande stagione in Moto2 in sella alla Kalex gestita dal Team Sky VR46, hanno confermato tutto il talento di Bagnaia, che adesso è sul punto di vedere la propria carriere spiccare letteralmente il volo. 



Sembra che, secondo quanto riportato dalla Gazzetta, in Pramac si siano mossi con un certo anticipo per garantirsi il contratto con Bagnaia a causa della forte possibilità che Danilo Petrucci possa spostarsi verso altri lidi nel 2019. Aprilia aveva già avvicinato il Petrux nel 2017, ed ora il ternano è pronto a fare lo switch e passare in pianta stabile in un Team Factory, con anche la KTM che è probabilmente alla finestra. Attualmente infatti, pur essendo un pilota Ducati con a disposizione lo stesso materiale di Lorenzo e Dovizioso, vive in ogni caso una situazione leggermente diversa da quella dei piloti che vantano lo status di "Factory Rider". 

Di certo con tutti i contratti in scadenza a fine 2018 per i top rider della MotoGP, potremmo prepararci ad una stagione di mercato caldissima in vista di rinnovi, separazioni e debutti eccellenti.

sabato 13 gennaio 2018

Gigi Dall'Igna: «In SBK ci vuole quanto prima la centralina unica»

Da responsabile di tutto il Racing Ducati, Gigi Dall'Igna esprime la sua idea su ciò che potrebbe cambiare il volto della SBK

La SBK deve cambiare. Questa affermazione mette tutti d'accordo, perchè appare palese che un campionato in cui corrono almeno sei Costruttori in forma più o meno ufficiale, non può vedere solo due di questi dominare a mani basse tutte le singole gare del campionato. Jonathan Rea è stato il mattatore assoluto della SBK nel 2017, ma tutte le gare sono state in ogni caso vinte da Sykes, Davies e Melandri, ovvero i rider di Kawasaki e Ducati.

Non è un sistema che funziona, perchè non è pensabile che in griglia di partenza non ci siano altri piloti in grado di vincere. Il sito tedesco Speedweek.com ha fatto una intervista a Gigi Dall'Igna proprio sul futuro della SBK. L'ingegnere veneto che sta riscrivendo la storia di Ducati nel Racing, conosce molto bene la SBK, essendo stato il padre della splendida Aprilia RSV4. Secondo Dall'Igna il punto focale della questione è l'elettronica, il cui sviluppo influisce troppo sulle performance delle singole moto: «In MotoGP l'elettronica unica funziona bene, quindi non vedo perchè non dovremmo seguire la stessa filosofia in SBK. Sarebbe qualcosa che migliora l'equilibrio tra costruttori. Quando c'è qualcosa che è meglio per i singoli costruttori, è meglio per l'intero campionato. Noi di Ducati non siamo contrari, per noi va bene».

Di certo al momento c'è un divario tra Ducati, Kawasaki e tutti gli altri, che in qualche modo deve essere colmato: «Non capisco perchè c'è un divario così pesante tra i costruttori. Di certo, Ducati investe molto sia in MotoGP che in SBK, ma non vedo perchè Honda e Yamaha non dovrebbero ottenere gli stessi risultati. Può darsi che Ducati investa di più, non lo so. Ma penso che anche Yamaha stia investendo molto, facendo quanto meno altrettanto rispetto a Ducati».


Dall'Igna insiste sul discorso della centralina unica, che potrebbe essere l'uovo di Colombo in SBK: «L'elettronica unica ha funzionato in MotoGP, dove si confrontano tanti produttori. Certo, ci sono concorrenti che magari non sono allo stesso livello dei migliori, ma sono ad un livello comunque ragionevole. Prima non era così e secondo me questo dipende dalla centralina unica, che è importante per lo spettacolo. Lo spettacolo è la cosa più importante, quindi prima arriva l'unità ECU in SBK meglio è».

Anche per l'ingegnere veneto non regge il discorso secondo cui il vero motivo per cui gli altri Costruttori non vincono sarebbe legato alla qualità dei piloti: «Laverty è di certo uno dei migliori, lo conosco molto bene. Ci sono anche altri piloti molto forti, che possono stare tranquillamente davanti. Camier ad esempio, ed anche altri. Poi adesso arriverà il concetto di "Concession Points" che già esiste in MotoGP ed è importante per aiutare un Costruttore che non riesce ad ottenere buoni risultati con la moto e che così può svilupparla. Finchè le condizioni sono corrette, i punti di concessione sono un'ottima cosa secondo noi».

Alla fine dell'intervista, viene chiesto a Dall'Igna se sia concreta la possibilità che alcuni Costruttori abbandonino la SBK a causa della ECU unica, per il fatto di non poter più sviluppare l'elettronica in autonomia: «Gli sviluppi tecnologici sono importanti per i produttori di moto. Le corse generano due fattori importanti: la pubblicità e lo sviluppo tecnologico, che poi è trasmesso sul prodotto di serie. 
Se si limita lo sviluppo, questo diventa un problema quando un Costruttore cerca motivazioni per correre. Devi sempre concedere ai Costruttori di sviluppare determinate cose. Ma è corretto che al contempo si faccia attenzione a non farsi sfuggire i costi di mano. Ci deve essere un giusto equilibrio».

venerdì 12 gennaio 2018

Ducati conferma il trend di crescita anche nel 2017: si vince in pista e dal concessionario

Ducati si è confermata nel 2017 sui numeri record del 2016, in un panorama di mercato sempre più complesso. E ora c'è la V4 che può fare da traino

Quando un mercato è in crisi, le soluzioni che si scelgono per affrontare questa crisi, possono determinare una rinascita dell'azienda oppure decretarne la fine. Nel caso della Ducati, le idee, i progetti e tutto quello che si è fatto negli ultimi anni, ha permesso di superare qualsiasi crisi di mercato ed uscirne ancora più solidi. Dalle tempeste del Dieselgate, passando per le continue voci di cessione imminente, in Ducati hanno sempre tenuto la testa bassa ed hanno pedalato.

Hanno sfornato modelli nuovi, scoperto o riscoperto interi segmenti di mercato. Hanno insomma sempre lavorato per offrire qualcosa in più, qualcosa di diverso e che permettesse al brand di affermarsi con sempre maggiore efficacia tra gli appassionati. I numeri espressi nel 2017 dal punto di vista delle vendite, sono la più grande conferma che la strada intrapresa è quella giusta. Con una nota stampa, Ducati ha infatti diffuso dei numeri che disegnano uno stato di salute assolutamente perfetto per la Casa di Borgo Panigale.

Gli innesti nella gamma del 2017 hanno contribuito al grande successo commerciale, permettendo di mettere assieme un risultato che vede ben 55.871 moto consegnate, ovvero un numero in linea con quello del 2016 (55.451) ed assolutamente di rilievo soprattutto in considerazione di uno scenario non proprio entusiasmante dal punto di vista del mercato globale. Eppure Ducati è riuscita a confermare una crescita su tutti i mercati più importanti, riuscendo anche a centrare il bersaglio con i nuovi modelli del 2017, premiati dal pubblico con entusiasmo, come la Multistrada 950, la varie versioni della Scrambrel ed anche dei gioielli come la 1299 Superleggera, che pur detentrice di un prezzo record di € 80.000 ed una tiratura di soli 500 pezzi previsti, ha visto prenotati tutti e 500 i pezzi di cui sopra prima ancora di andare in produzione.

Questo il commento di Claudio Domenicali a delle performance incredibili: «Il 2017 è stato un altro anno positivo per Ducati sia dal punto di vista commerciale che sportivo. Abbiamo lottato per il titolo MotoGP fino all’ultima gara, abbiamo vinto sei gare portando i migliori risultati dal 2009. Il continuo rinnovamento della gamma prodotti e il forte focus sulla realizzazione di moto di grande qualità ci ha permesso di continuare a crescere anche in un mercato mondiale difficile. Un grande ringraziamento va a tutte le donne e gli uomini che appassionatamente ogni giorno rendono possibile la realizzazione di queste moto straordinarie e che hanno permesso a Ducati di diventare una delle grandi eccellenze italiane».

Stessa soddisfazione è stata manifestata da Andrea Buzzoni, responsabile vendite della Casa italiana: «Malgrado un mercato globale in calo, abbiamo ampliato la nostra quota di mercato. Siamo cresciuti significativamente sia su mercati consolidati quali Italia e Spagna che su mercati strategici emergenti quali Cina e Argentina. Questo grazie a una gamma capace di fidelizzare i Ducatisti appassionati nel mondo, ma anche di conquistare nuovi clienti con modelli come la SuperSport, la Multistrada 950 e la famiglia Scrambler. Il successo delle vendite della 1299 Superleggera e della 1299 Panigale R Final Edition confermano, inoltre, la nostra leadership tecnologica e di brand nel segmento delle moto sportive di alta gamma».

I numeri espressi nel 2017 fanno da viatico verso un 2018 che potrebbe riservare soddisfazioni ancora maggiori. Si tratta infatti dell'anno in cui debutta sul mercato la Panigale V4, ovvero la prima sportiva di grande serie prodotta da Ducati con un motore V4, un modelli su cui ovviamente si punta moltissimo sia per ragioni di mercato pure che di marketing in senso più lato. A Borgo Panigale sanno di aver puntato fortissimo mettendo in produzione una moto che in qualche modo tradisce il DNA Ducati. Ma sono altrettanto consapevoli che questa moto, questo progetto, sia la punta di diamante di tutta la tecnologia ed il know how messi assieme in 15 anni di MotoGP e di lavoro sui V4. Vincere questa sfida, potrebbe traghettare Ducati verso nuovi parametri e verso nuovi successi di mercato anche in futuro.

Alberto Puig sul ponte di comando HRC: giochi di potere in vista?

Con la nomina di Alberto Puig al ruolo di Team Manager, cambiano alcuni equilibri in Honda che potrebbero influenzare le strategie sui piloti per il futuro 

Il passaggio di consegne tra Livio Suppo e Alberto Puig potrebbe avere un peso nel medio termine molto importante sulla strategia in materia piloti per la HRC. Non c'è bisogno infatti di ricordare che nel 2018 scadranno i contratti di tutti i top rider in MotoGP, comprese le due punte di diamante Honda che sono ovviamente Marc Marquez e Dani Pedrosa. Sono già diversi mesi che si vocifera in modo insistente sulla possibilità che Marquez decida di cambiare aria, magari spinto dalla volontà di trovare nuovi stimoli in un ambiente diverso. In tanti hanno indicato nella KTM la meta perfetta per lo spagnolo, che troverebbe sia l'appoggio economico di Red Bull che il sapore per la sfida.

Riuscire a portare al titolo una moto "giovane" ed ancora da sviluppare al 100% sarebbe l'ennesimo traguardo di una carriera incredibile. Marquez ha però più volte ribadito che in Honda si trova bene e che gli piacerebbe trovare le condizioni per continuare. Qui entra in gioco Puig ed il suo nuovo ruolo all'interno di Honda. Da rumors che girano sul web, sembra che Marquez abbia espressamente chiesto ad Honda di avere come compagno di Team in HRC nel 2019 suo fratello Alex Marquez, che nel 2018 si presenta ai nastri di partenza del mondiale Moto2 come candidato naturale al titolo, viste le promozioni in top class di Morbidelli e Luthi, entrambi in Marc VDS.


Marc Marquez ha sottolineato più volte che correre in MotoGP assieme a suo fratello nello stesso team, sarebbe un sogno che si avvera e l'uomo che in questo momento ha forse le chiavi per realizzare davvero questo sogno, è proprio Alberto Puig. Quello che resta da capire, è la volontà che possa avere Puig di accontentare Marquez o meno. Dobbiamo infatti ricordare che Alberto Puig è stato il punto di riferimento per Dani Pedrosa per tanti anni, è sempre stato la sua guida, la chioccia nel box. In tanti hanno anche definito troppo stretto il rapporto tra i due, con una costante invadenza di Puig in alcuni frangenti. Tutti ricordiamo i cartelli che si decideva di esporre dal muretto HRC che indicavano un vantaggio in secondi minore al reale allo spagnolo Pedrosa sugli inseguitori. Puig diceva che si trattava di strategia, della volontà di mettere pressione al pilota per farlo restare concentrato al 100% sempre, fino all'ultimo metro di gara.

 Il manager spagnolo negli ultimi anni sta stava dedicando alla ricerca di giovani talenti in Asia nella Talent Cup, ed è noto per la spigolosità del suo carattere. Non è detto che Puig sia così propenso ad accontentare Marquez, qualora dovesse ritenere il fratello Alex non ancora pronto per correre in HRC. In questo gioca un ruolo fondamentale anche Dani Pedrosa, confermato in extremis per il 2017 dopo essere stato a lungo sul punto di salire in sella alla Yamaha M1 nel ruolo di compagno di squadra di Valentino Rossi. Pedrosa ha passato l'intera carriera in Honda HRC, ma potrebbe anche essere giunto il momento di tentare nuove sfide, per cercare di chiudere una magnifica carriera in MotoGP tentando nuove strade.

Se Dani dovesse davvero decidere di abbracciare una nuova sfida, magari in Suzuki, come sembra plausibile da rumors di Paddock, le porte per Marquez sarebbero spalancate. Eppure c'è un'altra possibilità, tutt'altro che remota, e riguarda un altro spagnolo. Tutti hanno un piano B. Lo ha la Honda, lo hanno i manager e tutti i piloti. Un piano B, ce l'ha anche Maverick Vinales e riguarda la sua permanenza in Yamaha. Vinales ha digerito molto male la situazione nel 2017, pensando che ad Iwata si siano sbagliati nel seguire le indicazioni di Valentino Rossi per sviluppare la moto.  Il talento spagnolo è apparso nervoso nelle ultime tappe della stagione, e se Rossi dovesse firmare per restare altri due anni nel Team Factory, la convivenza potrebbe diventare un problema.

Probabilmente non si tratta di questioni personali tra i due, ma molto più semplicemente dal fatto che Vinales vuole avere tutte le attenzioni per se, e questa sembra utopia quando condividi il tuo box con una leggenda vivente come Valentino Rossi. Il piano B di Vinales potrebbe dunque essere l'approdo in Honda. Ora basta mettersi nei panni di Alberto Puig per immaginare l'enorme patata bollente che potrebbe trovarsi a maneggiare in vista del 2019.


Da un lato Marquez chiede di far entrare suo fratello nel team per firmare il rinnovo. Dall'altra parte Pedrosa che approda in un'altra squadra, lasciando una moto libera. In terza battuta, una eventuale candidatura di Maverick Vinales per salire sulla seconda moto HRC. Il dilemma sembra dilaniante persino per noi che non abbiamo il peso di prendere decisioni del genere: accontentare Marquez e garantirsi i suoi servigi, oppure accogliere in squadra Vinales e "costringere" Marquez ad accettare la situazione? Mettere Marquez alle strette, potrebbe rappresentare un rischio maggiore che andare all-in con una coppia di 2 in mano, visto che lo spagnolo troverebbe le porte spalancate ovunque, forse persino in Ducati.

 Eppure tutti conoscono l'attitudine di Honda quando si tratta di gestire situazioni delicate dal punto di vista umano. E tutti sanno che Alberto Puig non è la persona più morbida e pronta a scendere a compromessi nel Paddock. La sua nomina nel ruolo di direttore sportivo, potrebbe anche rappresentare questo per Honda, ovvero un ritorno a quella mentalità secondo cui non era il pilota a vincere, bensì la moto. Una mentalità che ha sempre posto al primo posto le esigenze della HRC, una mentalità che non sembra sposarsi bene con la volontà di Marquez di correre nello stesso team del fratello Alex, o almeno di farlo in HRC. Una richiesta che probabilmente in una città austriaca di nome Mattinghofen, dove nascono le KTM, sarebbero più che entusiasti di accontentare.

giovedì 11 gennaio 2018

Grazie Davide Tardozzi. Hai insegnato a tanti cosa dovrebbe essere lo sport

Un simpatico retroscena svelato da Davide Tardozzi riguardo una sua precisa indicazione. Un esempio di fair play che deve renderci orgogliosi di essere Ducatisti

Cos'è lo sport? Dovrebbe essere quel momento di confronto durante il quale si misurano due o più atleti, per trovare chi sia il migliore in una determinata disciplina. Nel motociclismo, la questione non è così semplice, perchè oltre a confrontarsi due atleti, che sono ovviamente i piloti, si stanno confrontando tutti gli uomini che hanno lavorato per permettere a questo duello di avvenire. Dagli ingegneri che hanno progettato le moto, ai tecnici che le hanno assemblate, passando per chi ha guidato per migliaia di chilometri un bilico per arrivare in pista e per chi ha lavorato fino a notte fonda sui dati della telemetria.

C'è tutto il mondo del management di un sistema complesso come gestire un progetto in MotoGP. Ci sono professionalità di ogni genere e soprattutto c'è grande, grandissima passione. Nel caso specifico, siamo ben consapevoli del fatto che chi lavora in Ducati, mette tantissima passione nel proprio lavoro. Lo fa per battere il pilota, gli ingegneri e tutti gli altri uomini che si dedicano ad un progetto analogo in un altro posto del mondo. Che sia Tokyo, Iwata, Noale o qualsiasi altra città che ospita un grande Costruttore, cambia poco. 

In alcune discipline sportive, purtroppo si assiste a degli spettacoli poco edificanti messi in piedi da chi questo confronto lo perde. Basta pensare a ciò che accade nel calcio italiano quando un rigore non concesso risulta dubbioso, ed ecco che una vittoria di classe diventa frutto di furti, corruzione o altre amenità che con lo sport hanno poco a che fare.


Per fortuna nel motociclismo funziona, almeno dalle parti di Borgo Panigale, in altro modo. Lo abbiamo sempre saputo, ma le parole di Davide Tardozzi, uno che di passione ci vive, ci regala una serena consapevolezza che forse nel motociclismo la parola "sport" abbia ancora un significato puro. Tardozzi è stato l'anima nei box della stagione 2017 in MotoGP, è stato il primo a festeggiare le vittorie di Dovizioso, è stato il primo ad affrontare a muso duro Lorenzo pretendendo uno switch che è poi avvenuto. Probabilmente Davide è l'uomo giusto al posto giusto in Ducati, un perfetto capitano di vascello capace di guidare un'imbarcazione delicata per un mare decisamente complicato da gestire.

Ha fatto squadra, si è mangiato le unghie fino all'osso ad ogni duello tra una Desmosedici e qualsiasi altra moto in pista. Ed a Valencia, ha insegnato a tutti cos'è lo sport. Spesso si dice che i veri campioni si scorgono soprattutto nel momento della sconfitta, perchè è quello il momento in cui sono più vulnerabili. Ed è proprio nel momento della sconfitta che Davide Tardozzi ha dato questa lezione importantissima ai ragazzi del box ed a tutti i presenti nel Paddock MotoGP. Il tutto si è svolto a Valencia, dopo un duello tiratissimo che ha visto Marquez e la Honda emergere vincitori, al culmine di un confronto davvero magnifico durato l'intera stagione.


La richiesta di Tardozzi che ha fatto da punto di partenza a questo articolo è stata questa, ed è stata probabilmente pronunciata con ferma convinzione: «Ok ragazzi, abbiamo perso. Adesso andiamo tutti a complimentarci con i ragazzi nel box Honda». Questo almeno è quello che ha dichiarato al sito Crash.net, al termine di una bella e lunga intervista. 

Ha anche spiegato che i ragazzi del box Honda, quando si sono trovati davanti i rivali della Ducati, che erano lì per complimentarsi con i vincitori, sono rimasti senza parole, quasi increduli per ciò che stavano vivendo. Ma cos'è stato questo momento, cosa hanno vissuto questi uomini?

Secondo me, questi uomini hanno insegnato a tutti noi cosa dovrebbe essere lo sport. Hanno dimostrato che qualsiasi rivalità deve essere superata e che la grandezza c'è anche nella sconfitta, soprattutto se sei in grado di riconoscere il valore del tuo avversario. Anche in Honda hanno sudato tantissimo durante la stagione, hanno lavorato duro ed hanno profuso ogni sforzo umanamente possibile per riuscire a battere la Ducati ed i suoi ragazzi. E probabilmente, quel momento in cui i rivali sono entrati nel box e si sono complimentati, è stato il miglior premio, la più grande soddisfazione della stagione. Più grande di qualsiasi coppa, migliore di qualunque festa o champagne.


Proviamo ancora emozione ripensando a tutto il duello lungo una stagione. La pelle d'oca nel vedere Dovizioso trionfare al Mugello, le sportellate con Marquez al Red Bull Ring ed a Motegi. L'arrivo in parata a Sepang ed i podi di Petrucci e Lorenzo. Tantissima magia, ed un singolo momento in cui tutto si è concentrato. Paradossalmente è stato proprio nel momento della sconfitta. E' stata una delusione, su questo non c'è dubbio. Avremmo tutti preferito vedere Dovizioso campione del mondo, e chi lo nega. Ma la soddisfazione di sapere che la Ducati ha dato l'ennesima lezione di sport, ci riempie di orgoglio di essere questo. Di essere Ducatisti. Porprio come Davide Tardozzi. Grazie Davide, di vero cuore. Desmodromico, ovviamente.